Quando si comincia a organizzare un viaggio in Scozia, Aberdeen difficilmente è il primo nome che viene cerchiato sulla mappa.
Edimburgo sì. Le Highlands quasi sicuramente. Skye, Glencoe, Loch Ness. Poi si comincia a unire i puntini e Aberdeen spesso rimane lì, sulla costa nord-orientale, fuori dal percorso che sembra più naturale.
E secondo me è un peccato.
Forse sono un po’ di parte, perché ad Aberdeen ho vissuto e questa città mi ha permesso di conoscere una zona della Scozia che ancora oggi considero tra le più sottovalutate. Ma è proprio conoscendola che ho capito quanto sia riduttivo pensare ad Aberdeen soltanto come alla città del petrolio, a un posto nel quale fermarsi per lavoro o, al massimo, a una base dalla quale partire per vedere qualcos’altro.
Aberdeen ha una storia antichissima, un’identità molto forte e angoli capaci di sorprendere chi arriva senza aspettarsi troppo. E appena usciamo dalla città si apre un territorio nel quale troviamo castelli, villaggi di pescatori, spiagge immense, scogliere, riserve naturali, montagne e una costa completamente diversa da quella che molti associano al classico viaggio in Scozia.
Scegliere Aberdeen significa, in pratica, scegliere un’altra Scozia.
Cominciamo dalla città: Aberdeen merita più di una notte di passaggio
Uno dei soprannomi di Aberdeen è Granite City, e basta passeggiare per il centro per capire perché.
Il granito ha modellato l’aspetto della città e le ha dato quel colore grigio-argento che cambia moltissimo a seconda della luce. In una giornata nuvolosa può sembrare severa; quando arriva il sole, invece, alcune facciate sembrano quasi brillare.
Ed è forse proprio questo uno dei problemi di Aberdeen: non cerca di conquistarti immediatamente.
Non ha l’impatto scenografico della Old Town di Edimburgo e non possiede un centro costruito intorno all’immagine turistica della Scozia. Bisogna darle un po’ più di tempo, guardare gli edifici, deviare dalle strade principali e soprattutto smettere di cercare in lei quello che abbiamo visto altrove.
Intorno a Union Street e al centro storico troviamo una città cresciuta grazie al commercio, al mare, alla pesca, alla cantieristica e, molto più tardi, all’industria energetica. Il granito non è semplicemente un elemento estetico: fa parte della storia economica e architettonica della città.
Uno degli edifici che meglio rappresentano la monumentalità di Aberdeen è Marischal College, con la sua enorme facciata neogotica in granito. Poco distante troviamo Provost Skene’s House, una delle case più antiche della città, sopravvissuta alle trasformazioni del centro e oggi utilizzata per raccontare personaggi legati ad Aberdeen e al nord-est della Scozia.
E già qui cominciamo ad allontanarci parecchio dall’idea che Aberdeen non abbia nulla da vedere.
Una città che racconta il suo rapporto con il mare
Per capire Aberdeen bisogna guardare verso il porto.
Il mare ha determinato per secoli la vita della città: commercio, pesca, costruzione navale e, in tempi più recenti, petrolio, gas e settore energetico hanno lasciato tracce profondissime nella sua identità.
L’Aberdeen Maritime Museum, affacciato proprio sulla zona del porto, è uno dei luoghi che consiglierei a chi vuole capire questa storia e non semplicemente osservare la città dall’esterno.
Le sue collezioni attraversano secoli di navigazione, pesca e cantieristica fino ad arrivare all’industria offshore del Mare del Nord. Tra il 1790 e il 1989 ad Aberdeen furono costruite circa 3.000 navi: un numero che rende bene l’idea di quanto il rapporto con il mare sia qualcosa di molto precedente all’arrivo delle piattaforme petrolifere.
E la cosa interessante è che, uscendo dal museo, quella storia non rimane chiusa nelle teche. Davanti a noi c’è ancora il porto, vivo e operativo.
Aberdeen non racconta soltanto ciò che è stata. In molti punti passato e presente continuano a stare uno accanto all’altro.
Poi c’è Fittie, e sembra quasi di essere usciti dalla città
Continuando verso il mare arriviamo in uno dei miei angoli preferiti: Footdee, che qui tutti chiamano Fittie.
È un antico villaggio di pescatori costruito nella sua posizione attuale all’inizio dell’Ottocento, con piccole case organizzate intorno a cortili interni e protette, per quanto possibile, dalla forza del Mare del Nord.
Passeggiare tra le sue casette, i piccoli giardini, le decorazioni e le costruzioni aggiunte nel tempo dà una sensazione completamente diversa rispetto al centro di Aberdeen.
Eppure siamo ancora in città.
A pochissima distanza troviamo la lunga Aberdeen Beach, il lungomare e il punto in cui il fiume Dee incontra il mare.
È uno di quei posti che secondo me raccontano molto bene Aberdeen: possiamo passare nel giro di poco tempo dagli edifici monumentali del centro a un antico insediamento di pescatori e poi ritrovarci davanti al Mare del Nord.
Old Aberdeen è quasi una città nella città
Se c’è una parte di Aberdeen che farei vedere a chi continua a sostenere che la città sia soltanto moderna, grigia e industriale, è Old Aberdeen.
Per secoli non era neppure la stessa città: Old Aberdeen ebbe una propria identità amministrativa e rimase separata da Aberdeen fino alla fine dell’Ottocento.
Ancora oggi, camminando lungo le sue strade, la differenza si percepisce.
Qui troviamo il cuore storico della University of Aberdeen, nata nel 1495 con la fondazione di King’s College e oggi terza università più antica della Scozia.
Il profilo della King’s College Chapel, con la caratteristica Crown Tower, è uno dei simboli della zona, ma non fermatevi soltanto lì. Il bello di Old Aberdeen è proprio passeggiare senza fretta tra gli edifici universitari, le strade acciottolate e le case che conservano ancora l’aspetto di un piccolo centro storico.
Proseguendo arriviamo alla St Machar’s Cathedral, costruita nel luogo legato a una tradizione cristiana che risale a molti secoli prima dell’edificio attuale. All’interno si trova anche il famoso soffitto araldico, mentre le due torri massicce rendono la cattedrale immediatamente riconoscibile dall’esterno.
Da lì possiamo continuare attraverso Seaton Park, soprattutto quando il tempo permette di goderselo con calma, e raggiungere il Brig o’ Balgownie, lo storico ponte sul Don.
Ed è proprio questa successione che amo particolarmente: università, cattedrale, parco, fiume e ponte. Non sembra affatto di trovarsi nella città che molti liquidano semplicemente come “la capitale europea del petrolio”.
E non abbiamo ancora finito con Aberdeen
Se il tempo non collabora — cosa assolutamente inconcepibile in Scozia, naturalmente 😂 — Aberdeen offre anche diversi luoghi da visitare al coperto.
L’Aberdeen Art Gallery ospita una collezione che attraversa circa sette secoli e comprende artisti scozzesi e internazionali. Lo stesso edificio, inaugurato nell’Ottocento e successivamente ampliato, merita attenzione.
Ci sono poi musei, percorsi dedicati alla storia e all’architettura della città e una serie di heritage trail che permettono di seguirne aspetti diversi: dal granito alla storia marittima, fino ai luoghi legati alle rivolte giacobite.
In altre parole, Aberdeen può tranquillamente occupare una giornata intera, e anche di più, senza che sia necessario utilizzarla soltanto come dormitorio per partire la mattina successiva.
Ma il vero motivo per cui considero interessante scegliere Aberdeen durante un viaggio emerge quando allarghiamo la mappa.
Perché fuori dalla città comincia l’Aberdeenshire.
Un territorio nel quale i castelli diventano quasi un problema di scelta
Se amate i castelli, nell’Aberdeenshire rischiate seriamente di dover cominciare a eliminarne qualcuno dall’itinerario. 😂
Il più famoso è probabilmente Dunnottar Castle, a sud di Aberdeen, vicino a Stonehaven.
Le rovine sorgono su uno sperone roccioso affacciato sul Mare del Nord e la posizione, ancora prima della storia del castello, basta a spiegare perché sia diventato uno dei luoghi più fotografati della zona.
Ma Dunnottar non è che l’inizio.
Spostandoci nell’entroterra troviamo castelli molto diversi tra loro: Crathes Castle, con la sua architettura da tower house e i giardini; Drum Castle, Castle Fraser, Fyvie Castle, Haddo House e molti altri luoghi che permettono di attraversare epoche e storie differenti senza dover percorrere mezza Scozia.
Più a nord-ovest troviamo anche Huntly Castle, legato alla potente famiglia Gordon e oggi affascinante soprattutto per ciò che resta della sua architettura medievale e rinascimentale.
La cosa interessante è proprio questa: non dobbiamo costruire un viaggio basato esclusivamente sui castelli. Possiamo sceglierne uno o due e inserirli in giornate completamente diverse, alternandoli a costa, villaggi e natura.
E poi c’è il whisky 🥃
Parlare dell’Aberdeenshire senza parlare di whisky significherebbe lasciare fuori un’altra parte importante del territorio.
Non siamo nel cuore dello Speyside, che si trova più a nord-ovest, ma anche nell’Aberdeenshire esistono distillerie storiche e luoghi legati alla produzione del whisky che possono facilmente diventare parte del viaggio. E se scegliamo Aberdeen come punto di partenza, possiamo anche costruire una giornata che progressivamente ci porta verso alcune delle zone più conosciute per la distillazione.
Una delle distillerie più interessanti da raggiungere dalla città è Royal Lochnagar, vicino a Balmoral, nel Royal Deeside. Fondata nell’Ottocento, ottenne il titolo “Royal” dopo la visita della regina Victoria e del principe Albert nel 1848. La sua posizione permette inoltre di inserirla in una giornata dedicata al Deeside, senza trasformare necessariamente tutto il viaggio in un tour del whisky.
Più a nord troviamo invece Glen Garioch, a Oldmeldrum, una delle distillerie storiche dell’Aberdeenshire. Il nome, pronunciato più o meno Glen Geery, è già un piccolo test per capire quanto velocemente lo scozzese riesca a distruggere tutte le nostre certezze sulla pronuncia. 😂
E poi c’è un’altra possibilità.
Se il whisky è uno degli interessi principali del viaggio, da Aberdeen possiamo spostarci verso ovest e nord-ovest fino ad avvicinarci allo Speyside, la regione con la maggiore concentrazione di distillerie di Scotch whisky. A quel punto il whisky può smettere di essere una singola visita e diventare il filo conduttore di una giornata, o persino di una parte dell’itinerario.
Ma anche qui eviterei la corsa alle distillerie soltanto per collezionare nomi famosi.
Una visita permette di conoscere il processo di produzione, vedere come acqua, orzo, lievito, distillazione e soprattutto maturazione contribuiscono al risultato finale, ma racconta anche qualcosa del luogo nel quale ci troviamo. Edifici, magazzini, paesaggio e storia delle comunità che sono cresciute intorno a questa industria fanno parte dell’esperienza tanto quanto l’assaggio finale.
E no, non bisogna necessariamente essere grandi bevitori di whisky per trovare interessante una distilleria. Chi guida, naturalmente, dovrà organizzarsi di conseguenza: durante le visite è sempre meglio verificare in anticipo come vengono gestite le degustazioni per i conducenti e quali alternative vengono offerte.
Per chi invece ama davvero il whisky, l’Aberdeenshire aggiunge semplicemente un’altra voce alla già lunga lista di motivi per fermarsi da queste parti.
A nord di Aberdeen cambia nuovamente tutto
Se invece di andare verso l’interno seguiamo la costa verso nord, troviamo una Scozia ancora diversa.
A Newburgh, alla foce del fiume Ythan, si può osservare una grande colonia di foche. Oggi esiste un punto di osservazione sul lato sud del fiume che permette di guardarle mantenendo la distanza necessaria, particolarmente importante nei periodi più delicati per gli animali.
Dall’altra parte dell’estuario si estende la Forvie National Nature Reserve, un paesaggio fatto di dune, spiagge, brughiera, uccelli e vento. È uno di quei luoghi nei quali ci si rende conto di quanto sia riduttivo associare la natura scozzese soltanto a montagne e loch.
Continuando lungo la costa possiamo raggiungere Cruden Bay, con la sua grande spiaggia, e le rovine di Slains Castle affacciate sulle scogliere.
Slains non ha l’aspetto ordinato di un castello restaurato. È una rovina aperta al paesaggio e al Mare del Nord, e proprio per questo possiede un’atmosfera completamente diversa.
Più avanti troviamo porti e comunità costiere come Peterhead e Fraserburgh, mentre piccoli villaggi disseminati lungo il percorso ricordano quanto questa parte della Scozia sia stata modellata dalla pesca e dal mare.
È una costa più aspra, meno costruita intorno al turismo internazionale e, proprio per questo, capace di regalare una sensazione diversa.
Stonehaven merita più di una sosta per Dunnottar
A sud di Aberdeen c’è invece Stonehaven, che spesso finisce nell’itinerario soltanto perché è la porta d’accesso a Dunnottar Castle.
Io non la tratterei semplicemente come un parcheggio prima del castello.
Il porto, il lungomare e il centro permettono di fermarsi con calma e trasformare la visita a Dunnottar in una giornata dedicata a questa parte della costa.
Ed è questo un principio che applicherei un po’ a tutto l’Aberdeenshire: non correre da un’attrazione famosa all’altra ignorando ciò che c’è nel mezzo.
Molte delle cose che rendono interessante questa zona sono proprio quei cambiamenti continui tra città, campagna e mare.
E poi possiamo cambiare ancora scenario: il Royal Deeside
Finora abbiamo parlato soprattutto della costa, ma Aberdeen permette anche di dirigersi verso ovest seguendo la valle del Dee.
Entriamo così nel Royal Deeside, territorio legato alla famiglia reale britannica e a Balmoral, ma interessante anche indipendentemente dal castello.
Località come Banchory, Ballater e Braemar possono diventare tappe di una giornata che progressivamente ci porta dalla città verso un paesaggio sempre più montano. E per chi è interessato al whisky, proprio nei pressi di Balmoral si trova anche Royal Lochnagar Distillery.
È una delle cose che trovo più interessanti nell’utilizzare Aberdeen come base per qualche giorno: non siamo costretti a scegliere un solo tipo di Scozia.
Un giorno possiamo essere sulla costa davanti al Mare del Nord, quello successivo tra castelli e campagne e un altro ancora avvicinarci alle montagne dei Cairngorms.
Aberdeen può funzionare davvero come base?
Secondo me sì, ma dipende da cosa vogliamo vedere.
Se l’obiettivo è conoscere il nord-est, Aberdeen può essere una base estremamente interessante perché permette di dedicare del tempo alla città e poi costruire escursioni in direzioni diverse.
Non significa che qualsiasi luogo dell’Aberdeenshire sia comodissimo da raggiungere ogni giorno da Aberdeen, né che dobbiamo necessariamente tornare sempre nello stesso hotel. Per un itinerario più ampio può avere senso combinare la città con una seconda base o proseguire il viaggio.
Ma per chi vuole fermarsi alcuni giorni senza cambiare continuamente alloggio, Aberdeen offre qualcosa che spesso viene sottovalutato: varietà.
E la varietà, durante un viaggio, per me vale tantissimo.
È una Scozia meno turistica?
Qui farei attenzione alle parole.
Dunnottar Castle è famoso e in determinati periodi può essere molto frequentato. Balmoral non è certo un segreto. Anche alcuni castelli e località della zona ricevono moltissimi visitatori.
Quindi non vi prometterò una fantomatica Scozia “senza turisti”.
Quello che cambia è la concentrazione del turismo internazionale.
Una volta usciti da alcuni luoghi molto conosciuti, è più facile ritrovarsi in zone che non sembrano costruite intorno al visitatore. Nei piccoli centri, sulle spiagge e lungo parte della costa nord-orientale la vita continua ad avere un ritmo proprio.
E personalmente trovo questa sensazione molto preziosa.
Non perché un posto diventi migliore se nessun altro lo conosce, ma perché permette di osservare una parte della Scozia che spesso rimane fuori dall’immagine più venduta del Paese.
A chi consiglierei Aberdeen e l’Aberdeenshire?
Sicuramente a chi è già stato in Scozia e vuole scoprire qualcosa di diverso dalle rotte più conosciute.
Ma non soltanto.
Lo consiglierei anche a chi sta organizzando il primo viaggio e non sente il bisogno di inserire obbligatoriamente tutte le destinazioni più famose. A chi ama i castelli, naturalmente, ma anche a chi cerca storia, paesaggi costieri, fauna, piccoli centri e giornate nelle quali poter alternare facilmente cose molto diverse.
Lo consiglierei anche agli appassionati di whisky, che possono combinare la scoperta del territorio con una o più distillerie senza necessariamente costruire l’intero viaggio intorno a questo tema.
È interessante per chi ama fotografare, per chi vuole conoscere la storia marittima della Scozia, per chi preferisce esplorare con un po’ più di calma e anche per chi semplicemente guarda la mappa e si domanda:
“Ma cosa c’è da quella parte?”
La risposta breve è: parecchio. 😂
Aberdeen non deve sostituire la Scozia che avete in mente
Non vi direi mai di rinunciare a Skye, Glencoe o Edimburgo perché “Aberdeen è meglio”.
Non avrebbe senso.
Sono luoghi completamente diversi e raccontano parti diverse dello stesso Paese.
Il punto è un altro: la Scozia non finisce nei luoghi che vediamo ripetuti più spesso sui social e negli itinerari classici.
Aberdeen e l’Aberdeenshire possono essere una deviazione durante un viaggio più lungo, una base per alcuni giorni oppure addirittura il cuore di un itinerario dedicato al nord-est.
Dipende da ciò che cerchiamo.
Io questa zona ho avuto la possibilità di conoscerla vivendoci, tornando più volte negli stessi luoghi e scoprendone continuamente di nuovi. E forse è proprio per questo che mi dispiace quando vedo Aberdeen completamente ignorata durante la costruzione di un viaggio.
Non perché tutti debbano inserirla.
Ma perché merita almeno di entrare tra le possibilità.
La prossima volta che guardate una mappa della Scozia, quindi, provate per un momento a spostare lo sguardo verso nord-est.
Dietro quel punto chiamato Aberdeen c’è molta più Scozia di quanto sembri.
📚 Continua a scoprire Aberdeen e l’Aberdeenshire
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